Tra sogni di democrazia e rischi di degenerazioni fondamentaliste: il vostro punto di riferimento costante sul Medio Oriente

mercoledì 19 giugno 2013

Le nomine di Morsi continuano a far discutere




Continua la campagna di islamizzazione delle istituzioni in Egitto. Con un decreto presidenziale, il 16 giugno, il presidente Mohamed Morsi ha nominato 17 governatori, sette dei quali affiliati alla Fratellanza Musulmana. A scatenare le proteste di cittadini e del Sindacato egiziano delle guide turistiche è stata la nomina di Adel Asaad El-Khayat a nuovo governatore di Luxor, il sito egiziano più ricco dal punto di vista archeologico. Esponente del partito Sviluppo e Costruzione, riconducibile all'organizzazione al-Jamaa al-Islamiya, El-Khayat è implicato nell'attacco del 1997 al tempio della regina Hatshepsut, nella località turistica egiziana di Luxor, che uccise 58 turisti stranieri e quattro egiziani.
Il ministro del Turismo egiziano, Hisham Zaazou, ha presentato mercoledì le sue dimissioni per protesta contro la nomina di El-Khayat. Dimissioni respinte dal premier Hisham Qandil.
Le proteste sono scoppiate anche a Monufiya contro la nomina a governatore di Ahmed Sharawy. I manifestanti hanno bloccato l'ingresso della sede del governatorato locale e tagliato i cavi della linea telefonica.
Molti analisti vedono le nomine come parte di uno sforzo per consolidare il potere a dieci giorni dalle grandi proteste anti-governative previste per il 30 giugno, anniversario dell'elezione di Morsi.

martedì 18 giugno 2013

Iran. Rowhani si presenta. Prima conferenza stampa per il nuovo presidente



Nella sua prima conferenza stampa dopo l'elezione di venerdì, il presidente eletto Hassan Rowhani ha detto di sperare in un miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti pur escludendo trattative dirette e promettendo di portare avanti il programma nucleare del paese. La mancanza di relazioni diplomatiche ufficiali tra Iran e Stati Uniti è «una vecchia ferita che dev’essere curata», ha commentato Rowhani che ha suggerito a Washington tre misure: la promessa di non-interferenza da parte degli Usa negli affari interni iraniani, il riconoscimento dei diritti nucleari e la fine delle “politiche oppressive” contro Teheran. In cambio della rimozione delle sanzioni, ostacolo per il progresso economico del paese, Rowhani ha promesso una “maggiore trasparenza” in ambito nucleare.
La Casa Bianca ha risposto ai commenti di Rowhani con cauto ottimismo, ribadendo la volontà degli Stati Uniti di impegnarsi con Teheran ma sottolineando la non negoziabilità della propria posizione sul programma nucleare iraniano. In un'intervista trasmessa lunedì notte, il presidente Barack Obama ha confermato che il regime di sanzioni a carico dell'Iran resterà in vigore "in assenza di passi significativi che dimostrino alla comunità internazionale che l'Iran non sta lavorando ad un'arma nucleare."

martedì 11 giugno 2013

Presidenziali Iran, si ritirano due candidati





Mohammad-Reza Aref, candidato riformista nella corsa alle presidenziali del 14 giugno, ha annunciato il ritiro della sua candidatura a favore di Hassan Rowhani, ex segretario del Consiglio Supremo di sicurezza nazionale dell'Iran per più di 16 anni. Primo Vice Presidente dell'ex presidente iraniano Mohammad Khatami e membro del Consiglio di Discernimento, Aref nella sua dichiarazione ha spiegato che la decisione è stata presa dopo aver ricevuto una lettera da parte dell'ex presidente Khatami che definiva la candidatura di Aref “non opportuna”. 
Anche Gholam-Ali Haddad Adel, candidato conservatore, ex presidente del Parlamento dal 2005 al 2008, membro del Consiglio per il Discernimento e consuocero della Guida Suprema Ali Khamenei ha annunciato il suo ritiro.

lunedì 10 giugno 2013

Caos libico



31 morti e oltre 100 feriti: il bilancio ufficiale degli scontri di sabato a Bengasi tra un gruppo di manifestanti e i membri della milizia ‘Scudo della Libia’, posta sotto l’autorità del ministero della Difesa. Poche ore dopo, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Al-Mangoush ha presentato le sue dimissioni al Congresso Generale Nazionale. Mangoush è stato spesso criticato per i ritardi nella ristrutturazione dell Forze Armate e gli insuccessi dei tentativi di disarmare le milizie. 
Le violenze di Bengasi sono il riflesso dell'instabilità che domina in Libia a due anni dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi e dell'incapacità del governo di Ali Zeidan di imporre l'autorità su tutto il territorio nazionale. L’assenza di un forte potere centrale non ha infatti ancora reso possibile lo smantellamento delle milizie che hanno combattuto Gheddafi e che, agevolate da un facile reperimento d’armi, restano i principali “amministratori” locali del potere

mercoledì 5 giugno 2013

L'ultimo rapporto della Commissione d'inchiesta Onu sulla Siria



La Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria ha rilasciato ieri il suo ultimo rapporto sulla crisi, dettagliando i crimini di guerra che sono stati commessi sia dal governo siriano che dalle forze di opposizione e chiedendo un "surge diplomatico" per porre fine alla violenza. La Commissione ha inoltre dichiarato di avere ''motivi ragionevoli'' per ritenere che quantità limitate di armi chimiche siano state effettivamente usate in Siria in quattro distinte occasioni - a Khan Al-Asal, Aleppo, 19 marzo; Uteibah, Damasco, 19 marzo; Sheikh Maqsood, Aleppo, 13 aprile; a Saraqib, Idlib, 29 aprile - ma ha aggiunto che sono necessari ulteriori dati su campioni prelevati localmente per determinare precisamente quali agenti chimici sono stati utilizzati e da chi. La Commissione d'inchiesta ha esortato Damasco a consentire l’ingresso nel paese di un team di esperti e ha chiesto alla comunità internazionale di contrastare l'escalation del conflitto, limitando i trasferimenti di armi, soprattutto in considerazione del rischio evidente che le armi possono venire impiegate per commettere gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario. 
Sulla base dei test effettuati su campioni prelevati in Siria, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius si è detto certo che il gas nervino sarin è stato utilizzato in diverse occasioni, aggiungendo che i risultati sono stati consegnati alle Nazioni Unite.

lunedì 3 giugno 2013

L’Iran punisce Hamas




“Il sostegno finanziario garantito dall'Iran a Hamas è stato influenzato in alcuni momenti dalla posizione del Movimento palestinese per quanto riguarda la crisi in Siria, ma comunque non è mai cessato”. A dichiararlo, un alto esponente di Hamas a Gaza, Khalil al-Hayya. Il Movimento palestinese ha goduto per anni del sostegno del governo siriano, sin dal 1999 quando l'organizzazione venne espulsa dalla Giordania. Con l’inizio della rivolta in Siria, Hamas si è trovata ad essere l'unico elemento sunnita dell’Asse sciita Iran, Hezbollah e Siria e nel novembre 2012 ha deciso di abbandonare la Siria e il capo del suo Ufficio politico, Khaled Meshaal, ha lasciato Damasco, dove risiedeva dal 2001, entrando di fatto nell’'orbita del Qatar
La situazione sembra tesa anche sul fronte delle relazioni tra Hamas e Hezbollah, nonostante le smentite dei due movimenti.  Negli ultimi giorni sono, infatti, circolate le notizie secondo le quali le Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, sarebbero impegnate nell'addestramento di alcuni gruppi sunniti impegnati nella lotta contro le forze di Bashar Assad, sostenute dai miliziani libanesi di Hezbollah, e che ciò avrebbe indotto il Partito di Dio a chiedere agli esponenti di Hamas in Libano di abbandonare il paese.

mercoledì 29 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 29 maggio 2013




- Etiopia. "Un progetto di portata storica", Addis Abeba sulla Gerd
  http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4665

- Libano. “Hezbollah ha 24 ore cessare gli attacchi”, il Free Syrian Army
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4661

- Mali. "Le elezioni presidenziali si terranno il 28 luglio", il Consiglio dei Ministri
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4657

- Siria. “Una flagrante violazione del diritto internazionale”, Damasco contro la decisione dell’Ue
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4663

- Sud Sudan. " Non sosteniamo i ribelli sudanesi", il ministro dell'Informazione di Juba
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4664

martedì 28 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 28 maggio 2013





- Iraq. "Fermare lo spargimento di sangue", l'Inviato delle Nazioni Unite Martin Kobler
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4655

- Mali. "Le elezioni presidenziali si terranno il 28 luglio", il Consiglio dei Ministri
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4657

- Siria. "Rimosso l'embargo sulla vendita di armi alla Siria", William Hague
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4656

- “Rispondere ai problemi africani con soluzioni africane”. L’UA annuncia la nascita una forza militare
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4652

lunedì 27 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 27 maggio 2013



- Kenya. "Un piccolo gruppo di combattenti ha attaccato la base kenyiana'', Al-Shabaab
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4640

- Libano. "Due razzi su Beirut", i media libanesi
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4635

- Niger. "I terroristi responsabili degli attentati provengono dalla Libia", il presidente Issoufou
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4642

- Siria. "Crediamo che la conferenza rappresenti una buona opportunità", Mouallem
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4636

- Territori palestinesi.  “Stimoli alla crescita economica palestinese per 4 miliardi”, John Kerry
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4645

giovedì 23 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 23 maggio 2013





- "L'Iran sta espandendo le sue capacità nucleari", l'Aiea
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4606

- Libia. "Eubam è una missione importante per la Libia ma anche per l'Ue", Catherine Ashton
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4610

- Niger. "La miniera di uranio di Arlit colpita da un attacco terroristico", comunicato dell'Areva
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4614

- Rd Congo. "E' un momento critico per la RdC", Ban Ki-moon in visita a Kinshasa
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4607

mercoledì 22 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 22 maggio 2013




- Libano. "Undici morti a Tripoli", media libanesi
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4597

 - Nigeria. "Libere tutte le donne detenute per terrorismo", il ministero della Difesa
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4604

- Siria. "Maggiore unità tra le fila dell'opposizione", Amici della Siria
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4596

- Zimbabwe. "Questo è un giorno storico, si tratta del futuro", il ministro per gli Affari costituzionali Matinenga
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4600

martedì 21 maggio 2013

Oggi in Africa - 21 maggio 2013






- Africa. "Obama visiterà Senegal, Sudafrica e Tanzania", la Casa Bianca
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4586

- Algeria. "Presto la malattia di Bouteflika sarà soltanto un brutto ricordo", il primo ministro Sellal
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4584

- Egitto. "Tutte le opzioni restano aperte", Morsi sul rapimento di sette ufficiali nel Sinai
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4588

- Rd Congo. "L'M23 vuole sabotare la visita di Ban Ki-moon", il governatore del Nord Kivu
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4585

Oggi in Medio Oriente- 21 maggio 2013





Iraq. "Una revisione della strategia di sicurezza", il primo ministro Maliki
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4580

- Israele. "I palestinesi volevano politicizzare la delegazione Unesco", il ministero degli Esteri
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4579

- Siria. "Nasrallah un assassino del popolo siriano", il Free Syrian Army
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4587


- Egitto. "Tutte le opzioni restano aperte", Morsi sul rapimento di sette ufficiali nel Sinai
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4588


lunedì 20 maggio 2013

Oggi in Medio Oriente - 20 maggio 2013






- Iraq. "Le vittime sono decine", fonti mediche irachene
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4564

- Israele. “Seguiamo da vicino gli sviluppi in Siria e ci stiamo preparando”, il primo ministro israeliano, Netanyahu
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4559

- Israele. “Israele non firmerà mai un accordo di pace con Hamas”, il ministro della Giustizia israeliano, Livni
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4565

- Siria. "Convocare la conferenza il prima possibile", il Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-moon
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4567

-  Siria. "A Qusayr morti 30 uomini di Hezbollah", l'Osservatorio siriano per i diritti umani
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4557

giovedì 16 maggio 2013

Oggi in Medio Oriente - 16 maggio 2013




- "Nessuna intesa sul documento negoziato", capo ispettori Aiea Nackaerts
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4525

- Siria. "Non cedere allo sconforto dello status quo", l'Assemblea Generale dell'Onu
 http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4529

- Territori Palestinesi. Scontri e manifestazioni nel Nakba Day
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4527

- Territori Palestinesi. Accordo tra Hamas e Fatah per un governo di unità nazionale
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4524

Oggi in Africa - 16 maggio 2013





- Mali. “Siamo tutti insieme per la ricostruzione del Mali”, Diouncouda Traoré
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4526

- Somalia. Ex signore della guerra eletto presidente del Jubaland
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4532

- Tunisia. "Il Congresso di Ansar al-Sharia non si farà", Rached Ghannouchi
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4533  

mercoledì 15 maggio 2013

Oggi in Medio Oriente - 15 maggio 2013 - La Rassegna Stampa de L'Antidiplomatico




- Iraq. "Una violazione della sovranità", Baghdad contro l'arrivo dei combattenti del PKK
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4520

- Iran. Colloqui sul nucleare a Istanbul
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4518

- "Israele aspira alla pace con i suoi vicini", Netanyahu a colloquio con Putin
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4519

- Siria. "Oltre 94mila morti", l'Osservatorio siriano per i diritti umani
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4515

- Turchia. "Un'inchiesta preliminare sull'incidente della Freedom Flotilla", CPI
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4514

martedì 14 maggio 2013

Oggi in Africa - 14 maggio 2013 - La Rassegna Stampa de L'Antidiplomatico




 - Libia. "Un atto terroristico", il ministro della Giustizia Salah al-Mirghani sull'autobomba a Bengasi
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4492


- Mali. "L'obiettivo è quello di trovare quasi 1,9 miliardi di euro", il ministro degli Esteri francese Fabius
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4494

- Nigeria. Iraniano condannato per traffico internazionale di armi
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4500

- Sudafrica."La morte di Steven era annunciata", Joseph Mathunjwa sull'omicidio del sindacalista
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4497

- Tunisia. "Il sostegno occidentale non salverà Ennahda", il leader dei salafiti tunisini
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4502




lunedì 13 maggio 2013

Oggi in Medio Oriente - 13 maggio 2013 - La Rassegna Stampa de L'Antidiplomatico




- Iran. "Terminate le registrazioni per i candidati alla presidenza", il ministro dell'Interno Najar
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4476

 - Siria. La Coalizione nazionale siriana si esprimerà sulla proposta Kerry-Lavrov dopo una riunione ad Istanbul
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4479

- Siria. "Più di 80.000 i morti", l'Osservatorio Siriano per i diritti umani
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4470

- Siria. "I quattro caschi blu sono stati rilasciati", il ministro degli Esteri delle Filippine, Albert del Rosario 
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4473

- Turchia. “Vogliono trascinarci in uno scenario da incubo”, Erdogan accusa la Siria per gli attentati di Reyhanli
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4474

Oggi in Africa - 13 maggio 2013 - La Rassegna Stampa de L'Antidiplomatico




- Marocco. "Servire gli interessi superiori della nazione", Mohammed VI
Il re Mohammed VI del Marocco ha esortato il partito conservatore Istiqlal a riconsiderare la decisione di ritirarsi dal governo a guida islamista del Regno.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4481

- Egitto. "Scoperta cellula terroristica legata ad al-Qaeda che preparava attentati suicidi contro un'ambasciata occidentale ", il ministro dell'Interno Ibrahim
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4480

giovedì 9 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 9 maggio 2013





- Israele. “Il ricorso al boicottaggio accademico è vergognoso", il presidente della President's Conference
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4446

- “Siamo in una situazione di stallo diplomatico nei negoziati con i palestinesi", il ministro israeliano della Giustizia, Tzipi Livni
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4435

- Libia. "Chiedo a tutti i libici di rispettare i rappresentanti che hanno eletto", Catherine Ashton
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4437

Libia. " Ci sarà un rimpasto di governo", il primo ministro Ali Zeidan
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4440

- Siria. "Altri 100 milioni di dollari per i profughi", il Dipartimento di Stato Usa
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4436

- Siria. "Hezbollah, un modello di resistenza contro Israele", le parole di Assad riportate dal quotidiano libanese al-Akhbar
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4447

- Siria. "Qualunque soluzione politica presuppone la partenza di Assad", la Coalizione nazionale siriana
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4439

mercoledì 8 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 8 maggio 2013




- Siria. "Rispettare la libertà di movimento degli operatori Undof", Ban Ki-moon
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4419

- Nigeria. "Ci sono stati almeno 55 morti", portavoce militare, Sagir Musai
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4421

- Siria. "Porteremo governo e ribelli al tavolo dei negoziati", il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4423

- “Nigeria e Sudafrica devono lavorare insieme per aiutare il continente”, il presidente nigeriano Jonathan in Sudafrica
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4426

- Siria. 'Il Golan diventerà la prima linea della resistenza armata”, il presidente siriano Bashar Assad
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4425

- "Non stiamo intervenendo nella guerra civile siriana”, il ministro della Difesa israeliano Moshe Ya'alon
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4424

martedì 7 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 7 maggio 2013




- Algeria. "Lo Stato paralizzato", il titolo del quotidiano algerino El Watan
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4405

- Egitto. Annunciati i nuovi nove ministri dell'atteso rimpasto di governo
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4407

 - Iran. "La registrazione delle candidature per le presidenziali si concluderà l'11 maggio", il ministro dell'Interno, Mostafa Mohammad Najjar
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4410

 - Libia. "Un attacco alla democrazia", si dimette il ministro della Difesa  
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4409

- Libia. “Il primo ministro Zeidan deve dimettersi”, la richiesta dei miliziani  
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4402

- Siria. “Non ci sono risultati conclusivi”, Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulle violazioni di diritti umani in Siria.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4399

giovedì 2 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 2 maggio 2013





- Ciad. "Sventata un'azione di destabilizzazione", Hassan Sylla Bacary, portavoce del governo
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4349

- Israele. "Referendum in caso di accordo di pace", Benjamin Netanyahu
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4356

- Mali. "I nostri militari non sono impegnati in operazioni di combattimento", portavoce del Pentagono
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4346

- Nigeria. "Il governo nigeriano indaghi in maniera imparziale sui fatti di Baga", Human Rights Watch
 http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4355

- Rd Congo. "Non è con la guerra che si risolverà il conflitto", il M23 sospende i colloqui con Kinshasa
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4351

- Siria. "Minacce", la risposta della Coalizione Nazionale Siriana al leader di Hezbollah
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4347

- Tunisia. "Stiamo dando la caccia a due gruppi jihadisti", il portavoce del Ministero dell'Interno, Mohamed Ali Aroui
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4354

mercoledì 1 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio oriente - 1 maggio 2013




- Israele. "Per vendicare la morte di Arafat Jaradat e Maysara Abu Hamdiya", le Brigate Martiri di Al-Aqsa rivendicano l'uccisione di un colono
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4334

- Israele. "Un passo importante per la soluzione dei due Stati", Tzipi Livni sulle dichiarazioni della Lega Araba
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4333

- Repubblica Centrafricana. "Molta preoccupazione per la situazione umanitaria", Consiglio di Sicurezza Onu
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4337

- Siria. "I veri amici di Damasco non le permetteranno di cadere nelle mani degli Usa o di Israele", Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4335

- Siria. "Usate armi chimiche, ma non sappiamo da chi", il presidente americano, Barack Obama
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4336

martedì 30 aprile 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 30 aprile 2013




- Israele. "Avevo avvertito che non saremmo rimasti con le braccia conserte", Netanyahu sul raid israeliano su Gaza
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4324

- “Israele farà ciò che è necessario per difendere i propri cittadini”, Netanyahu sul lancio di razzi dalla Striscia di Gaza
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4318

- "Una discussione molto costruttiva", John Kerry incontra i funzionari della Lega Araba per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4321

- Libia. "Non ci faremo intimidire dalle milizie", il primo ministro Ali Zeidan
 http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4326

- Mali. "Onore al coraggio delle truppe francesi impegnate in Mali". L'omaggio di Hollande alla sesta vittima francese in Mali
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4315

- Siria. "Un attacco terroristico", la tv statale siriana sull'autobomba esplosa a Damasco
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4327

- Siria. "Chiedo alle autorità siriane di permettere che l’inchiesta sulle armi chimiche vada avanti”, l’appello di Ban Ki-moon a Damasco
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4319

lunedì 29 aprile 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 29 aprile 2013






- Egitto. Morsi convoca un incontro con i giudici egiziani
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4304

 - Iraq. Nuova ondata di attentati in tutto il paese
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4303

- Libia. "Non ci arrenderemo", il primo ministro Ali Zeidan sulla situazione della sicurezza interna
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4296

- Siria. Il primo ministro Wael al-Halqi sfugge ad attentato
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4297

- Siria. "Menzogne sfacciate", Damasco sull'uso di armi chimiche
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4299

- Sudafrica. Normalizzate le relazioni con la Repubblica Centrafricana
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4305

- Tunisia. Discussa la creazione di una zona di libero scambio con la Libia
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4301


domenica 28 aprile 2013

E' stata superata la linea rossa in Siria?





Il 25 aprile, il Segretario della Difesa americano, Chuck Hagel, ha dichiarato che l’intelligence Usa ritiene che il governo siriano abbia effettivamente usato gas nervino (sarin) contro i ribelli che combattono contro le truppe del presidente Bashar Assad.  Anche il Segretario di Stato Usa, John Kerry, ha detto che probabilmente il regime siriano ha lanciato due attacchi con armi chimiche. Sempre giovedì, anche il Foreign Office ha affermato di essere in possesso di informazioni “limitate ma convincenti” che dimostrerebbero l’avvenuto utilizzo in Siria di armi chimiche, tra cui il gas sarin.  
Martedì 23 aprile era stato il capo ricerche dell’intelligence militare israeliana, Itay Brun a sostenere che le forze del presidente siriano Bashar Assad avrebbero effettivamente usato gas nervino (sarin) contro i ribelli.
La preoccupazione per l’impiego di armi chimiche è già stata prospettata in passato ma il regime siriano ha più volte ribadito che l’utilizzo dell’arsenale chimico sarebbe stato valutato “esclusivamente e solo in caso di aggressione esterna contro la Repubblica Araba Siriana” e che mai sarebbe stato rivolto contro la popolazione. Stando agli avvertimenti lanciati dai leader internazionali, l’impiego di armi chimiche innescherebbe la reazione della Comunità Internazionale, finora contraria ad un intervento armato diretto.

giovedì 25 aprile 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 25 aprile 2013





- Israele. Abbattuto drone sul Mar Mediterraneo
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4281

- Iraq. L'appello del primo ministro Nuri al-Maliki
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4283

- Mali. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato la creazione della Minusma
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4282

- Repubblica Democratica del Congo: Nominato il nuovo comandante della Monusco
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4280

Ngouboua: un’emergenza nell’emergenza




 di Alessia Uslenghi, ONG Bambini nel Deserto

www.bambinineldeserto.org    
https://www.facebook.com/BambininelDeserto



 L’inizio dell’emergenza. Ngouboua è un minuscolo villaggio del Ciad, nella provincia di Bol, Région du Lac, a qualche decina di chilometri dal confine con la Nigeria. Sono i primi giorni di marzo quando Leila Dallavilla, responsabile della missione  ciadiana di Bambini nel Deserto – ong italiana attiva nel Paese come partner dell’ong locale Aide, all’interno di un ampio progetto di lotta alla malnutrizione – riceve una telefonata da un funzionario di OCHA, l’agenzia delle Nazioni Unite per il Coordinamento delle Azioni Umanitarie che già ha avuto modo di apprezzare la qualità del nostro intervento in Ciad. Fonti non confermate segnalano l’arrivo di profughi dalla Nigeria nelle aree di confine a nord del Lago, pare che si tratti soprattutto di bambini: è necessario un sopralluogo immediato. Leila e Bayha, presidente di Aide, partono da N’Djamena alla volta di Bol, sede delle attività, e da lì verso nord-ovest. La realtà che incontrano è spaventosa: decine, centinaia di persone, per la maggior parte minori, stanno attraversando il confine (di lì a qualche giorno la frontiera verrà chiusa). Arrivano a piedi, dopo aver percorso distanze che è poco significativo misurare in termini di chilometri su un terreno bruciato dal sole, dove noi fatichiamo a resistere a temperature che solo di notte scendono sotto i 45°. Per giungere fino a Ngouboua hanno dovuto guadare otto fiumi, vestiti solo delle loro tuniche grigie ormai sdrucite, senza altro bagaglio che misere ciabatte di gomma. È emergenza ulteriore, in un Paese già piegato da un’altra grande emergenza: quella che da settimane mobilita la rete più attenta dietro l’hashtag  #SahelNOW – la grande siccità che colpisce tutta l’area a sud del Sahara aggravando una situazione di malnutrizione ormai cronica.
Bastano pochi giorni a Aide-BnD, cui è stato conferito il ruolo di coordinamento per le azioni umanitarie nella Région du Lac, per organizzare l’intervento insieme a Unicef, WFP, OIM (l’agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni) e SIF (una ong islamica francese), non senza il sostegno determinante del ciadiano Ministère de l’Action Sociale et de la Famille, il cui delegato incontreremo più volte nel corso della nostra permanenza nella regione. Ngouboua ospiterà il campo profughi. Obiettivo è riaccompagnare ciascuno dei piccoli al proprio villaggio: Aide-BnD si occuperanno dell’identificazione dei minori e del ricongiungimento familiare; Unicef e WFP assicureranno il sostentamento dei bambini durante la permanenza al campo; a OIM è affidata la logistica delle operazioni sul territorio.


«Sembra il Darfur. Anzi peggio» Sono queste le parole con cui Leila – che in Darfur ha speso oltre due anni della sua missione – ci prepara a ciò a cui stiamo andando incontro. È il 28 aprile quando Luca Iotti, presidente di BnD, e io arriviamo sul posto. La nostra missione in Ciad era pianificata da mesi, con obiettivi di monitoraggio e sostegno al programma di lotta alla malnutrizione. La nuova emergenza era inimmaginabile quando abbiamo deciso che saremmo partiti. Al momento del nostro arrivo le due divisioni del campo profughi ospitano rispettivamente 541 minori (dai 6 ai 18 anni) e oltre una cinquantina di famiglie, per un totale che supera le 1200 persone.
All’arrivo, in tarda mattinata (Ngouboua dista oltre quattro ore di auto da Bol, “collegata” da una pista sabbiosa che richiede un buon mezzo fuori strada e un abile autista), siamo accolti nel campo militare di stanza in loco, dove incontriamo Adoum Dangaï Nokour Guet, deputato del Parlamento ciadiano (Secrétaire National Adjoint Chargé des Questions Juridiques del Mouvement Patriotique de Salut) e Governatore della Région du Lac, giunto anch’egli a Ngouboua per constatare di persona la grave situazione di emergenza. Veniamo invitati a pranzare con lui e il suo staff, in un hangar  − così chiamano qui le strutture in paglia sotto cui trovare ospitalità  −  dove grandi vassoi di grassa carne di montone spandono profumo di aglio e spezie piccanti: ci salva il pane che intinto nel sugo dà l’impressione che anche noi partecipiamo al pasto. Segue, con i ritmi lenti del luogo ma soprattutto dell’autorità, un primo incontro con il Governatore durante il quale ci viene concesso, circondati dai suoi uomini armati, di scattargli alcune fotografie (in Ciad è proibito fare fotografie).
Nel pomeriggio Leila e Bahya ci presentano allo staff di Aide-BnD che lavora sul posto: Barca, coordinatore del progetto di réunification familiale; Auben, responsabile della base dati (tutte le informazioni utili all’identificazione dei minori e alla ricerca delle rispettive famiglie sono gestite in formato elettronico); Michel e Mallot, componenti l’équipe di ricerca e ricongiungimento familiare; Ousman e Mahamat Tahir, gli autisti; Akaz, infermiere diplomato, specializzato in attività di supporto psico-sociale : con lui lavorano sei animatori che intrattengono i bambini del campo con giochi e attività ricreative (disegno, musica, partite di pallone); Patrik, responsabile protection monitor, vale a dire il monitoraggio del rispetto dei diritti umani. Una squadra straordinaria, non solo per l’alto livello di specializzazione e competenza ma anche per l’abnegazione e la generosità del loro impegno. Sono tutti giovani uomini (tra i 32 e i 45 anni) che hanno lasciato a casa mogli e figli loro, per dedicarsi ad altri figli, a figli di una realtà con cui è difficile fare i conti. Ci dispiace non poter conoscere Arlette, la sola donna del team, assistente sociale: è ricoverata a N’Djamena, la fatica di questa emergenza l’ha costretta a una sosta ma nei giorni seguenti verremo a sapere che è già in viaggio per tornare dai bambini.
Durante questo primo incontro filmiamo alcune interviste ai membri dello staff, poi insieme a loro
andiamo al campo. I loro racconti, le loro risposte alle tante domande con cui cerchiamo a fatica di prendere le misure rispetto alla situazione che ci circonda ci aiutano un po’ alla volta a capire.

Perché questi bambini sono qui? Sappiamo innanzitutto che si tratta di piccoli ciadiani e non di rifugiati nigeriani: avevano lasciato il Ciad al seguito dei marabout con cui si erano stabiliti oltre il confine. Ma chi sono i marabout? Perché questi bambini stanno con loro e non con i genitori? Perché sono finiti tanto lontano dai loro villaggi? Difficile comprendere per noi “occidentali”, abituati come siamo a un livello di protezione dell’infanzia incommensurabile con la tradizione e la cultura africana.
I marabout, i maestri coranici, in questo tipo di società africana rivestono un ruolo che noi definiremmo “di prestigio”: insegnano a leggere il testo sacro, godono di rispetto, si vedono attribuiti poteri, anche taumaturgici, che a volte sconfinano nel magico. Le famiglie affidano loro i figli perché apprendano le sure del Corano. Anche a noi, in questo viaggio, è capitato più volte di incontrare lungo le piste polverose qualche marabutto col suo seguito di giovani discepoli. Ancora più spesso però ci è capitato – giusto il tempo di scendere dall’auto – di trovarci istantaneamente circondati da piccole mani che tendono ciotole, a chiedere l’elemosina. I marabutti, infatti, prima ancora che alla formazione dei giovani, tengono alle loro mani: mani che impiegano in lavori di ogni tipo, per lo più agricoli o domestici, o appunto nella questua. I bambini rappresentano dunque per loro una risorsa economica incredibile. E non c’è da stupirsi di questo sfruttamento se pensiamo che questi “maestri”, al di là della conoscenza del Corano, non hanno alcuna formazione, tantomeno pedagogica, e spesso non conoscono nemmeno il francese, lingua ufficiale del loro Paese.
Comprensibile dunque che, allo scoppiare dei violenti disordini provocati dai Boko Haram nel nord della Nigeria, decine, centinaia di bambini approfittino per fuggire da questo sfruttamento e a piedi tornare verso il loro Paese. In un intreccio complesso di rispetto per l’autorità, desiderio di fuggire, solitudine ma al tempo stesso bisogno di protezione, i marabout continuano tuttavia a rappresentare per i piccoli un punto di riferimento, probabilmente l’unico: scappare dai marabout alla fine diventa scappare coi marabout. E proprio la presenza dei marabout al campo profughi costituirà – lo vedremo – un motivo di fortissimo rallentamento ai ricongiungimenti familiari.
Sotto queste spinte contrastanti, il 28 marzo 2012 si registrano i primi arrivi. A fine aprile la situazione è quella che abbiamo incontrato e descritto sopra.
La situazione del campo (diviso in campo A, quello dei bimbi, e campo B, quello delle famiglie che però visitiamo solo velocemente) è drammatica : i bimbi « alloggiano » in hangar numerati, costituiti da poco più che una tettoia di paglia, per lo più con pareti crollate; nessun materasso e coperta su cui dormire. Un hangar più grande e ben messo è destinato alla cucina: in enormi pentoloni sul fuoco alcune donne preparano la boule (il tradizionale piatto ciadiano, una specie di polenta) con la farina data da WFP; in altri la salsa, a base di pomodoro in polvere e poco pesce, garantiti da fondi di OIM.
Unicef ha costruito un potabilizzatore, attorno a cui vediamo sempre radunato qualche gruppetto di bambini, a bere, a rinfrescarsi o semplicemente a giocare con l’acqua.

Il lavoro di ricongiungimento familiare. Il lavoro dello staff di Aide-BnD segue le procedure standard fissate dagli organismi internazionali. Per l’identificazione dei bambini vengono utilizzate quattro fiches:
una prima scheda di registrazione, per stabilire il numero di coloro che arrivano al campo;
una seconda scheda di identificazione, compilata dall’équipe, attraverso interviste dirette ai bambini: ogni scheda di questo tipo è corredata dalla foto del bambino e tutte le schede sono raccolte in un apposito registro e suddivise per marabout, il maestro coranico che ciascun bambino segue (anche i marabout sono a loro volta schedati con foto);
una terza scheda dei legami familiari, compilata a partire dalle indicazioni fornite dai bambini e completata da indagini condotte nei villaggi (i viaggi vengono documentati da apposite fiches de transport);
la quarta e ultima scheda è quella del ricongiungimento e deve essere riportata firmata dopo che il bambino è stato riaccompagnato in famiglia.
Accanto a questo lavoro più “tecnico”, metodicamente condotto da alcuni membri, altri – insieme agli animatori – organizzano le attività per i bambini. Li fanno giocare, cantare, ballare: al nostro ingresso nella luce azzurra di una delle grandi tende di Unicef siamo accolti da mani che battono sul ritmo di un coro di voci.
Ci rendiamo subito conto dell’importanza del lavoro che questi animatori stanno svolgendo, per superare la drammaticità delle circostanze. Mallot – una specie di “gigante buono” che, con i suoi oltre due metri di altezza, è non si sa quante volte più grande dei bambini che lo circondano – ci racconta come siano cambiati i disegni dei piccoli dal loro arrivo a oggi. Alcuni li abbiamo visti (sono allegati ai rapporti che con stretta periodicità condividiamo con Unicef su tutte le attività svolte nel campo): armi, elicotteri e kalashnikov  su scenari di guerra poco alla volta hanno iniziato a lasciare spazio a qualche animale, cibo e addirittura a qualche sagoma di persone che si tengono per mano. Un bimbo tra due adulti su un foglio, un altro con un “grande” disegnato su una tenda dell’Unicef, proprio come avrebbe fatto un writer sui muri di casa nostra.
È soprattutto attraverso la leggerezza di queste attività ludiche e artistiche che gli esperti guidano i bambini a far emergere, e così superare, la violenza del trauma che hanno subito.

I marabout, il discorso del Governatore e finalmente le prime partenze.  Al momento del nostro arrivo alcuni dei profughi sono impegnati con gli animatori in attività varie negli «Spazi amici dei bambini» di Unicef, altri sono in giro per la brousse, altri ancora radunati intorno ai marabout.
Ricondurre i bimbi in famiglia – obiettivo del nostro intervento umanitario qui – significa, come detto, privare i marabout della loro principale risorsa. Per questo i maestri fanno ostruzione con ogni mezzo: impediscono l’identificazione, allontanano i bambini dal campo per sottrarli alle interviste, ci costringono a rimandare le partenze con espedienti di ogni  tipo (devono lavarsi, devono preparare i loro bagagli, devono mangiare…).
Proprio a queste difficoltà è dedicato il discorso che il Governatore tiene loro, essendone stato informato dal delegato del Ministero. Un discorso illuminato che sottolinea che con i bimbi del campo non siamo di fronte a rifugiati ma a ritornati, cittadini ciadiani rimpatriati cui spettano tutti i diritti che uno stato laico come il Ciad deve garantire loro. Il Governatore insiste molto su questo punto: il Ciad è – e deve rimanere – un esempio di convivenza tra tutte le religioni; va bene leggere il Corano ma questo non può giustificare nessuna condotta che violi i diritti dei bambini, come quelli di ogni cittadino. Nessuno dovrà rimanere al campo: cosa che sarebbe non solo una violazione del diritto ma anche un’azione contro gli interessi del villaggio che li ospita e dell’intera comunità ciadiana.
Il giorno successivo, il 29 aprile , sembra che finalmente sia arrivato il momento tanto atteso: i primi 18 bambini – tra i 72 il cui ricongiungimento familiare è stato verificato – sono pronti alla partenza. In mezzo a nuove estenuanti difficoltà, i bambini identificati vengono separate dagli altri. Insieme a un pezzo di sapone, viene donato un capo di abbigliamento nuovo a testa, tra quelli da noi portati al campo grazie al sostegno di alcune aziende italiane. Accompagnati e raccolti in uno degli «spazi amici», sorvegliati da un paio di animatori consumano il pasto (veloci, non vedono l’ora di partire!). L’emozione è tangibile, cominciano a vedersi i primi, grandi sorrisi.
Ancora qualche inghippo  organizzativo superato il quale, alla fine, tre auto sono pronte : i bambini vengono fatti salire. Uno scoppia a piangere e, con una determinazione che supera ogni resistenza adulta, tenta per due volte di salire su una delle vetture. Ma lui non può partire, la sua famiglia non è ancora stata identificata con certezza. Alla fine però scopriamo che uno dei ragazzini già a bordo è suo fratello! Il tempo di riscontrare la coincidenza delle informazioni sulle loro schede ed è un istante: le lacrime e le urla lasciano il posto a un sorriso che nessuno di noi ha il coraggio di riprendere o fotografare. Ma che resterà ben impresso nella nostra memoria.
Sono ormai le 13, la mattinata è stata intensa ma la giornata non è finita. Il Governatore fa riunire di nuovo i marabout e rinforza il messaggio del giorno precedente.
Seguono una serie infinita di saluti, è nostro dovere ringraziare nuovamente l’autorità e accompagnare il Governatore all’uscita da Ngouboua. Una specie di parata improvvisata, tutti in fila e lui che passa a stringere le mani alla squadra. Ci sorprende, un po’ anche ci diverte, la strana sintesi di autorità e tuttavia di dimestichezza che circonda qui il potere: lo stesso contrasto che durante l’incontro ufficiale vedeva accostati i cuscini di raso rosa su cui il Governatore sedeva allungato e i kalashnikov in spalla agli uomini di guardia che circondavano la nostra riunione!
Adesso anche noi siamo pronti per partire e rientrare a Bol. La giornata ha rappresentato una tappa importante: a un mese esatto dal loro ingresso in Ciad tutti i bimbi sono stati identificati e oggi i primi hanno lasciato il campo.

Dopo: notizie dal Ciad. Purtroppo il giorno della nostra ripartenza per l’Italia una telefonata di Unicef ci aggiorna sulle intenzioni del Ministero: pare intendano smobilitare il campo profughi, troppo pericolosamente vicino a un confine sempre più insicuro. Per alcuni giorni, di intesa con Unicef, cerchiamo di temporeggiare, ogni ora è preziosa per riportare a casa qualcuno dei piccoli.
Temiamo la soluzione peggiore, quella che impedirebbe di portare a termine l’azione di ricongiungimento familiare, e cioè che i bambini vengano dispersi in vari villaggi in modo casuale. Con Unicef avanziamo la proposta almeno di uno spostamento in gruppo compatto a Bol, forse presso la sede dello stesso Ministero, dove un ampio cortile potrebbe accoglierli tutti. Questa soluzione ci consentirebbe di continuare a operare per il bene dei bambini con il nostro staff. Per qualche giorno ci illudiamo che possa essere accolta.
Ma dopo alcune settimane, quando ormai siamo in Italia, a fine maggio arriva la mail di Leila: «Il governo ha deciso di far spostare i bambini a Bol e di non procedere con le ricerche familiari. Quindi i bambini sono stati prima portati a Bol per ricevere i doni del governo e poi caricati in macchina e lasciati nei loro villaggi d'origine senza aver verificato prima che la loro famiglia si trovi ancora lì. […] Non abbiamo nessun feedback sui bambini, non sappiamo se abbiano ritrovato le loro famiglie o se i marabout li stiano ancora sfruttando o abbiano venduto i doni che il governo ha fatto loro (a bambino:  1 sacco di riso, 1 zanzariera, 8 saponette... ) nessun meccanismo di suivi è stato pensato, la convenzione dei diritti del bambino non è stata rispettata... in questa operazione di rimpatrio forzato senza ricerca familiare, durata 4 giorni, AIDE-BND e UNICEF si sono astenute in segno di protesta e disaccordo per le procedure irrispettose dei diritti umani [...]
Adesso i numeri:
73 bambini sono stati riunificati e la procedura di ricerca è stata rispettata;
308 bambini sono stati lasciati nei diversi villaggi senza ricerca familiare (alcuni bambini hanno lasciato la loro famiglia dal 2005, quando erano molto piccoli: come possono riconoscerla adesso da soli?) e nessuno sa se abbiano ritrovato i genitori/tutori;
136 tra i bambini che non sono registrati nel nostro database, probabilmente sono originari di Ngouboua e di altri villaggi vicini e sono stati trasportati a Bol (cioè allontanati dalle loro case!), hanno ricevuto i doni e sono stati accompagnati in villaggi diversi».

Anche di questo, fin qui, nessuna eco sui nostri mezzi di informazione.

mercoledì 24 aprile 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 24 aprile 2013



Oggi in Africa e Medio Oriente


- Siria. "In Siria combattono almeno 500 europei", il capo dell'anti-terrorismo Ue
Gilles de Kerchove, Capo anti-terrorismo dell'UE, ha dichiarato alla BBC che almeno 500 europei http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4257

- Iraq. Dopo gli scontri di ieri, si dimettono due ministri sunniti
Due membri sunniti dell'esecutivo guidato dal premier sciita Nuri al-Maliki si sono dimessi martedì dopo

- Siria. "Porre fine al massacro in Siria", Obama incontra l'Emiro del Qatar a Washington
Martedì 23 aprile, il presidente Barack Obama ha incontrato l'emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al-Thani alla Casa Bianca nel quadro di.. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4255

- Siria. "Una violazione del principio di non ingerenza", Damasco sulla decisione dell'Ue di acquistare petrolio dall'opposizione
In due lettere identiche indirizzate al Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Segretario generale delle Nazioni Unite, il Ministero degli Esteri siriano ha affermato che..http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4259

- Repubblica Democratica del Congo. Lettera del M23 al Presidente della Tanzania
Le truppe della Tanzania prenderanno parte alla "brigata d'intervento"che opererà nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) e che è stata istituita dalla Risoluzione 2098 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante .. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4262



martedì 23 aprile 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 23 aprile 2013




- Libia. "Un atto ripugnante", il ministro degli Esteri francese Fabius sull'attentato contro l'ambasciata francese a Tripoli
Un'autobomba è esplosa questa mattina dinanzi all'ambasciata francese a Tripoli, ferendo due..http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4237

- Turchia. "Visiterò Gaza in ogni caso", il primo ministro turco Erdogan
Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato la sua visita a Gaza nonostante la richiesta del.. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4247

- Nigeria. "Un'inchiesta sui fatti di Baga", il presidente nigeriano Goodluck Jonathan
Il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha ordinato l'apertura di un'inchiesta sulla morte di 187 persone negli.. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4245

- Siria. "Interrompere la fornitura di armi alle parti coinvolte nel conflitto in Siria", l'appello di Ban Ki-moon
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e il Segretario Generale della Lega Araba, Nabil Elaraby, hanno incontrato ieri..http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4244

- Siria. "Una dichiarazione di guerra", la Coalizione nazionale siriana sul coinvolgimento di Hezbollah nella guerra civile in Siria
Lunedi, il leader ad interim della Coalizione nazionale siriana ha dichiarato che il ruolo di Hezbollah nella battaglia nella ..http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4243

- Siria. George Sabra leader ad interim della Coalizione nazionale siriana
La Coalizione nazionale siriana ha nominato George Sabra leader ad intermim del..http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4241

- Iraq. Scontri tra Esercito e manifestanti sunniti vicino Kirkuk
E' di almeno 26 morti il bilancio degli scontri tra forze irachene e manifestanti sunniti dopo che le truppe sono..http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4239 
  

giovedì 28 marzo 2013

Cosa potrebbe sbloccare l'intervento armato in Siria?



Martedì 26 marzo, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha nominato lo scienziato svedese Ake Sellstrom a capo di un team indipendente chiamato ad accertare l’eventuale utilizzo di armi chimiche in Siria. Nel decidere la composizione della commissione d’inchiesta, Ban ha respinto la richiesta avanzata da Mosca di includere rappresentanti dei cinque membri del Consiglio di sicurezza con diritto di veto nella squadra investigativa.
La decisione di istituire un team indipendente è stata annunciata da Ban giovedì 21 marzo dopo aver ricevuto una richiesta formale da parte del governo siriano. Il 19 marzo, il governo di Damasco e i ribelli si sono reciprocamente accusati di aver utilizzato armi chimiche contro il villaggio di Khan al-Assal, nella provincia di Aleppo, uccidendo 26 persone e ferendone 86. La notizia non ha però trovato conferma da fonti indipendenti come ha sottolineato Ahmet Üzümcü, Direttore generale dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC).
Anche Francia e Regno Unito hanno esortato l’Onu ad indagare sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, chiedendo di estendere le indagini anche agli episodi di Damasco e Homs, avvenuti a fine dicembre 2012. 
Se confermato, l'attacco chimico nella provincia di Aleppo sarebbe il primo registrato nella guerra civile siriana.
La preoccupazione per l’impiego di questo tipo d’arma è già stata prospettata in passato ma il regime siriano ha più volte ribadito che l’utilizzo dell’arsenale chimico sarebbe stato valutato “esclusivamente e solo in caso di aggressione esterna contro la Repubblica Araba Siriana” e che mai sarebbe stato rivolto contro la popolazione. 
Stando agli avvertimenti lanciati dai leader internazionali, l’impiego di armi chimiche innescherebbe la reazione della Comunità Internazionale, finora contraria ad un intervento armato diretto. Sul piano politico, l’uso di tali armi darebbe poche speranze di sopravvivenza al regime di Assad che si vedrebbe privato del sostegno dell’intera popolazione sunnita del Paese, dell’appoggio dei suoi più stretti alleati, Cina e Russia, e esporrebbe tutti i partecipanti agli attacchi ad un’azione giudiziaria internazionale. In risposta ai rapporti di intelligence, alle dichiarazioni del governo siriano e alle accuse dei ribelli di presunti attacchi chimici, il presidente Barack Obama e altri leader mondiali hanno più volte avvertito che l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad rappresenta una “linea rossa. Mentre si trovava in visita in Israele la scorsa settimana, il presidente Obama ha dichiarato che l'uso di armi chimiche avrebbe segnato un "punto di svolta". Questa strategia di deterrenza sembra aver funzionato bene finora. L'uso di armi chimiche è probabilmente l'unica azione siriana che potrebbe determinare un  intervento militare straniero e accelerare la fine del regime di Assad.


martedì 26 marzo 2013

Perché Netanyahu ha telefonato ad Erdogan?



Con un messaggio su Facebook, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha spiegato le ragioni geopolitiche della decisione di presentare alla Turchia le sue scuse per l'incidente avvenuto nel maggio 2010 quando la Mavi Marmara, che cercava di rompere il blocco di Gaza, venne attaccata dalle Forze israeliane che si resero responsabili della morte di 9 attivisti turchi. Dopo l’incidente, Ankara aveva congelato le relazioni con Israele esigendo dallo Stato ebraico scuse formali, il risarcimento per le famiglie delle vittime e la rimozione del blocco di Gaza.
Le relazioni tra i due paesi erano in leggero deterioramento già prima dell’incidente della Flottiglia, sin dalle critiche mosse dalla Turchia alle azioni israeliane per contrastare il terrorismo palestinese durante la Seconda Intifada o per l’operazione Piombo Fuso lanciata all'indomani della visita del premier Ehud Olmert in Turchia.
“La realtà in rapido mutamento attorno a noi richiede da parte nostra un costate riesame delle nostre relazioni con i paesi della regione”, ha spiegato Netanyahu che ha rivelato come negli ultimi tre anni Israele abbia dato vita a diversi tentativi per riprendere le relazioni con la Turchia. Con la crisi siriana in costante peggioramento, la minaccia che gruppi terroristi si impadroniscano delle armi chimiche siriane e la presenza di terroristi della “jihad globale” al confine israelo-siriano sulle alture del Golan, è cruciale che Turchia e Israele, entrambi confinanti con la Siria, siano in grado di collaborare al fine di promuovere la pace e la stabilità nella regione. La normalizzazione con la Turchia consentirebbe ad Israele di rompere l’isolamento a cui è stato costretto dall'ascesa di governi islamisti nella regione e la ricomposizione del fronte turco-israeliano garantirebbe agli Usa di poter contare su due importanti alleati, anche in vista di un confronto con l’Iran per il suo programma nucleare.

Segnali di distensione tra i due Stati si erano già avuti nel dicembre 2012 quando Ankara ha tolto il veto alla partecipazione diretta di Tel Aviv alle attività della Nato ( in cambio del dispiegamento dei Patriot lungo il confine con la Siria) o lo scorso febbraio con lo sblocco della fornitura di sistemi avanzati per la guerra elettronica alle Forze Aeree della Turchia, dietro pressioni della Boeing e dell’amministrazione statunitense.

Il vero motivo del viaggio di Obama in Medio Oriente



Il 20 marzo il presidente americano Barack Obama si è recato in Israele, prima tappa di un tour regionale che lo ha visto anche in Cisgiordania e in Giordania. In Israele, Obama ha tenuto colloqui con le massime autorità dello Stato ebraico: il presidente Shimon Peres e il premier Benjamin Netanyahu. Sebbene la visita di Obama sia stata accompagnata da speranze di iniziative di pace che sono sfuggite ad Obama e alla sua squadra nel primo mandato, non è stato questo il senso del viaggio del presidente americano. Obama, che ha comunque ribadito l’impegno degli Stati Uniti per la sicurezza di Israele, si è recato in Israele per  lanciare la sua offensiva diplomatica nei confronti dell’Iran e convincere Netanyahu a non effettuare l’attacco preventivo contro l'Iran per fermare il suo programma nucleare. Nel suo discorso alle Nazioni Unite lo scorso settembre Netanyahu aveva indicato la primavera del 2013 come lasso di tempo decisivo per impedire che Teheran si dotasse dell'atomica. La tempestività del viaggio di Obama risiede nella preoccupazione che Netanyahu, alla guida di un nuovo esecutivo, possa procedere con lo “strike” contro le strutture nucleari iraniane. A Ramallah, in Cisgiordania, Obama ha incontrato il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas con il quale ha discusso degli insediamenti israeliani, ostacolo alla pace a detta di Abbas. Il tema degli insediamenti è stato al centro di un recente rapporto del Consiglio per i diritti umani che ha ammonito Israele a interrompere l’espansione coloniale in Cisgiordania che “ostacola il diritto di autodeterminazione del popolo palestinese”. Circa la possibilità di rinnovare i negoziati di pace tra Israele e palestinesi, lo stesso Obama è stato prudente nel fare grandi dichiarazioni che non corrispondono alla realtà sul terreno.  

giovedì 21 marzo 2013

Un paese da pacificare



L'Iraq a dieci anni dall'operazione Iraqi Freedom

A dieci anni dall'Operazione Iraqi Freedom, gli attentati che il 19 marzo hanno scosso Baghdad evidenziano come l'Iraq sia tutt'altro che pacificato. Dall’inizio del 2012 le azioni violente riconducibili ad al-Qaeda in Iraq, gruppo jihadista composto prevalentemente da combattenti sunniti, si sono intensificate, mettendo in luce l’intenzione dell’organizzazione di esacerbare le tensioni settarie che percorrono il paese e riaccendere il conflitto tra la minoranza sunnita dell'Iraq e il governo a guida sciita di Nuri al-Maliki. Alla violenza di matrice qaedista si somma la rinascita dell’insorgenza sunnita nella provincia occidentale di Anbar. Da mesi le regioni occidentali del paese sono scosse da violente manifestazioni contro il governo del premier Maliki. Le proteste sono state innescate dall’arresto delle guardie del corpo di Rafia al-Issawi, ministro delle Finanze e uno dei principali leader di Iraqiya, la fazione sunnita del governo. L’episodio è stato condannato come l’ultima di una serie di azioni del premier Maliki contro i suoi avversari politici dopo le cinque condanne a morte spiccate nei confronti del vice Presidente Tariq Hashemi, sunnita anch’egli, accusato di aver organizzato e guidato, nel periodo post-Saddam, squadroni della morte incaricati di eliminare avversari politici e tutt’oggi costretto alla latitanza. Le centinaia di migliaia di sunniti che da mesi  protestano contro il governo Maliki chiedono la fine delle leggi anti-terrorismo – spesso utilizzate per perseguire i rivali politici come al-Hashemi – e una maggiore partecipazione alla vita politica del Paese.  Per decenni i sunniti – minoranza del paese - sono stati la fazione dominate dell'Iraq di Saddam Hussein. Dopo la caduta del dittatore nel 2003, le forze internazionali hanno favorito la presa di potere da parte della fazione sciita che, guidata dal 2006 da Maliki, è stata accusata di voler consolidare il potere e aver ostacolato la presenza di rappresentanti sunniti all’interno del sistema amministrativo del Paese.
Altro fattore di destabilizzazione è la tensione tra Baghdad e Governo Regionale del Kurdistan, entità federale autonoma il cui status gli consente di avere un proprio esercito, un servizio di intelligence e proprie istituzioni, che nel novembre scorso ha toccato il suo apice con l’invio di truppe dell’Esercito iracheno e dei Peshmerga curdi  lungo il ‘confine’ che divide l’Iraq dalla regione autonoma del Kurdistan. Uno dei principali terreni di scontro tra il Governo federale e il Governo Regionale del Kurdistan Iracheno (KRG) continua ad essere la disputa sulla gestione delle risorse petrolifere concentrate nel nord a maggioranza curdo.