L'Iraq a dieci anni dall'operazione Iraqi Freedom
A dieci anni dall'Operazione Iraqi Freedom, gli attentati che il 19 marzo hanno scosso Baghdad evidenziano come l'Iraq sia tutt'altro che pacificato. Dall’inizio del 2012 le azioni violente riconducibili ad al-Qaeda in Iraq, gruppo jihadista composto prevalentemente da combattenti sunniti, si sono intensificate, mettendo in luce l’intenzione dell’organizzazione di esacerbare le tensioni settarie che percorrono il paese e riaccendere il conflitto tra la minoranza sunnita dell'Iraq e il governo a guida sciita di Nuri al-Maliki. Alla violenza di matrice qaedista si somma la rinascita dell’insorgenza sunnita nella provincia occidentale di Anbar. Da mesi le regioni occidentali del paese sono scosse da violente manifestazioni contro il governo del premier Maliki. Le proteste sono state innescate dall’arresto delle guardie del corpo di Rafia al-Issawi, ministro delle Finanze e uno dei principali leader di Iraqiya, la fazione sunnita del governo. L’episodio è stato condannato come l’ultima di una serie di azioni del premier Maliki contro i suoi avversari politici dopo le cinque condanne a morte spiccate nei confronti del vice Presidente Tariq Hashemi, sunnita anch’egli, accusato di aver organizzato e guidato, nel periodo post-Saddam, squadroni della morte incaricati di eliminare avversari politici e tutt’oggi costretto alla latitanza. Le centinaia di migliaia di sunniti che da mesi protestano contro il governo Maliki chiedono la fine delle leggi anti-terrorismo – spesso utilizzate per perseguire i rivali politici come al-Hashemi – e una maggiore partecipazione alla vita politica del Paese. Per decenni i sunniti – minoranza del paese - sono stati la fazione dominate dell'Iraq di Saddam Hussein. Dopo la caduta del dittatore nel 2003, le forze internazionali hanno favorito la presa di potere da parte della fazione sciita che, guidata dal 2006 da Maliki, è stata accusata di voler consolidare il potere e aver ostacolato la presenza di rappresentanti sunniti all’interno del sistema amministrativo del Paese.
Altro fattore di destabilizzazione è la tensione tra Baghdad e Governo Regionale del Kurdistan, entità federale autonoma il cui status gli consente di avere un proprio esercito, un servizio di intelligence e proprie istituzioni, che nel novembre scorso ha toccato il suo apice con l’invio di truppe dell’Esercito iracheno e dei Peshmerga curdi lungo il ‘confine’ che divide l’Iraq dalla regione autonoma del Kurdistan. Uno dei principali terreni di scontro tra il Governo federale e il Governo Regionale del Kurdistan Iracheno (KRG) continua ad essere la disputa sulla gestione delle risorse petrolifere concentrate nel nord a maggioranza curdo.

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