Tra sogni di democrazia e rischi di degenerazioni fondamentaliste: il vostro punto di riferimento costante sul Medio Oriente

mercoledì 19 giugno 2013

Le nomine di Morsi continuano a far discutere




Continua la campagna di islamizzazione delle istituzioni in Egitto. Con un decreto presidenziale, il 16 giugno, il presidente Mohamed Morsi ha nominato 17 governatori, sette dei quali affiliati alla Fratellanza Musulmana. A scatenare le proteste di cittadini e del Sindacato egiziano delle guide turistiche è stata la nomina di Adel Asaad El-Khayat a nuovo governatore di Luxor, il sito egiziano più ricco dal punto di vista archeologico. Esponente del partito Sviluppo e Costruzione, riconducibile all'organizzazione al-Jamaa al-Islamiya, El-Khayat è implicato nell'attacco del 1997 al tempio della regina Hatshepsut, nella località turistica egiziana di Luxor, che uccise 58 turisti stranieri e quattro egiziani.
Il ministro del Turismo egiziano, Hisham Zaazou, ha presentato mercoledì le sue dimissioni per protesta contro la nomina di El-Khayat. Dimissioni respinte dal premier Hisham Qandil.
Le proteste sono scoppiate anche a Monufiya contro la nomina a governatore di Ahmed Sharawy. I manifestanti hanno bloccato l'ingresso della sede del governatorato locale e tagliato i cavi della linea telefonica.
Molti analisti vedono le nomine come parte di uno sforzo per consolidare il potere a dieci giorni dalle grandi proteste anti-governative previste per il 30 giugno, anniversario dell'elezione di Morsi.

martedì 18 giugno 2013

Iran. Rowhani si presenta. Prima conferenza stampa per il nuovo presidente



Nella sua prima conferenza stampa dopo l'elezione di venerdì, il presidente eletto Hassan Rowhani ha detto di sperare in un miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti pur escludendo trattative dirette e promettendo di portare avanti il programma nucleare del paese. La mancanza di relazioni diplomatiche ufficiali tra Iran e Stati Uniti è «una vecchia ferita che dev’essere curata», ha commentato Rowhani che ha suggerito a Washington tre misure: la promessa di non-interferenza da parte degli Usa negli affari interni iraniani, il riconoscimento dei diritti nucleari e la fine delle “politiche oppressive” contro Teheran. In cambio della rimozione delle sanzioni, ostacolo per il progresso economico del paese, Rowhani ha promesso una “maggiore trasparenza” in ambito nucleare.
La Casa Bianca ha risposto ai commenti di Rowhani con cauto ottimismo, ribadendo la volontà degli Stati Uniti di impegnarsi con Teheran ma sottolineando la non negoziabilità della propria posizione sul programma nucleare iraniano. In un'intervista trasmessa lunedì notte, il presidente Barack Obama ha confermato che il regime di sanzioni a carico dell'Iran resterà in vigore "in assenza di passi significativi che dimostrino alla comunità internazionale che l'Iran non sta lavorando ad un'arma nucleare."

martedì 11 giugno 2013

Presidenziali Iran, si ritirano due candidati





Mohammad-Reza Aref, candidato riformista nella corsa alle presidenziali del 14 giugno, ha annunciato il ritiro della sua candidatura a favore di Hassan Rowhani, ex segretario del Consiglio Supremo di sicurezza nazionale dell'Iran per più di 16 anni. Primo Vice Presidente dell'ex presidente iraniano Mohammad Khatami e membro del Consiglio di Discernimento, Aref nella sua dichiarazione ha spiegato che la decisione è stata presa dopo aver ricevuto una lettera da parte dell'ex presidente Khatami che definiva la candidatura di Aref “non opportuna”. 
Anche Gholam-Ali Haddad Adel, candidato conservatore, ex presidente del Parlamento dal 2005 al 2008, membro del Consiglio per il Discernimento e consuocero della Guida Suprema Ali Khamenei ha annunciato il suo ritiro.

lunedì 10 giugno 2013

Caos libico



31 morti e oltre 100 feriti: il bilancio ufficiale degli scontri di sabato a Bengasi tra un gruppo di manifestanti e i membri della milizia ‘Scudo della Libia’, posta sotto l’autorità del ministero della Difesa. Poche ore dopo, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Al-Mangoush ha presentato le sue dimissioni al Congresso Generale Nazionale. Mangoush è stato spesso criticato per i ritardi nella ristrutturazione dell Forze Armate e gli insuccessi dei tentativi di disarmare le milizie. 
Le violenze di Bengasi sono il riflesso dell'instabilità che domina in Libia a due anni dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi e dell'incapacità del governo di Ali Zeidan di imporre l'autorità su tutto il territorio nazionale. L’assenza di un forte potere centrale non ha infatti ancora reso possibile lo smantellamento delle milizie che hanno combattuto Gheddafi e che, agevolate da un facile reperimento d’armi, restano i principali “amministratori” locali del potere

mercoledì 5 giugno 2013

L'ultimo rapporto della Commissione d'inchiesta Onu sulla Siria



La Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria ha rilasciato ieri il suo ultimo rapporto sulla crisi, dettagliando i crimini di guerra che sono stati commessi sia dal governo siriano che dalle forze di opposizione e chiedendo un "surge diplomatico" per porre fine alla violenza. La Commissione ha inoltre dichiarato di avere ''motivi ragionevoli'' per ritenere che quantità limitate di armi chimiche siano state effettivamente usate in Siria in quattro distinte occasioni - a Khan Al-Asal, Aleppo, 19 marzo; Uteibah, Damasco, 19 marzo; Sheikh Maqsood, Aleppo, 13 aprile; a Saraqib, Idlib, 29 aprile - ma ha aggiunto che sono necessari ulteriori dati su campioni prelevati localmente per determinare precisamente quali agenti chimici sono stati utilizzati e da chi. La Commissione d'inchiesta ha esortato Damasco a consentire l’ingresso nel paese di un team di esperti e ha chiesto alla comunità internazionale di contrastare l'escalation del conflitto, limitando i trasferimenti di armi, soprattutto in considerazione del rischio evidente che le armi possono venire impiegate per commettere gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario. 
Sulla base dei test effettuati su campioni prelevati in Siria, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius si è detto certo che il gas nervino sarin è stato utilizzato in diverse occasioni, aggiungendo che i risultati sono stati consegnati alle Nazioni Unite.

lunedì 3 giugno 2013

L’Iran punisce Hamas




“Il sostegno finanziario garantito dall'Iran a Hamas è stato influenzato in alcuni momenti dalla posizione del Movimento palestinese per quanto riguarda la crisi in Siria, ma comunque non è mai cessato”. A dichiararlo, un alto esponente di Hamas a Gaza, Khalil al-Hayya. Il Movimento palestinese ha goduto per anni del sostegno del governo siriano, sin dal 1999 quando l'organizzazione venne espulsa dalla Giordania. Con l’inizio della rivolta in Siria, Hamas si è trovata ad essere l'unico elemento sunnita dell’Asse sciita Iran, Hezbollah e Siria e nel novembre 2012 ha deciso di abbandonare la Siria e il capo del suo Ufficio politico, Khaled Meshaal, ha lasciato Damasco, dove risiedeva dal 2001, entrando di fatto nell’'orbita del Qatar
La situazione sembra tesa anche sul fronte delle relazioni tra Hamas e Hezbollah, nonostante le smentite dei due movimenti.  Negli ultimi giorni sono, infatti, circolate le notizie secondo le quali le Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, sarebbero impegnate nell'addestramento di alcuni gruppi sunniti impegnati nella lotta contro le forze di Bashar Assad, sostenute dai miliziani libanesi di Hezbollah, e che ciò avrebbe indotto il Partito di Dio a chiedere agli esponenti di Hamas in Libano di abbandonare il paese.

mercoledì 29 maggio 2013

Oggi in Africa e Medio Oriente - 29 maggio 2013




- Etiopia. "Un progetto di portata storica", Addis Abeba sulla Gerd
  http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4665

- Libano. “Hezbollah ha 24 ore cessare gli attacchi”, il Free Syrian Army
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4661

- Mali. "Le elezioni presidenziali si terranno il 28 luglio", il Consiglio dei Ministri
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4657

- Siria. “Una flagrante violazione del diritto internazionale”, Damasco contro la decisione dell’Ue
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4663

- Sud Sudan. " Non sosteniamo i ribelli sudanesi", il ministro dell'Informazione di Juba
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=4664